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"Chi durante la recessione mantiene la spesa di marketing esce da questa fase più forte rispetto a quelli che non hanno seguito la stessa politica"
Philip Kotler


"In tempi così difficili se la qualità non migliora, ci si gioca la sopravvivenza futura"
Giampaolo Grandi


"Ognuno di voi si ricordi che il consumatore è vostra mamma, vostra sorella, vostra moglie."
Sam Walton

ROI e passa la paura

Ermes-2 ROI... Return Of Investment.
 
Normalmente è un calcolo piuttosto complicato da realizzare ma applicando la formula che trovate a questo indirizzo si può riuscire a valutare il ritorno economico di un investimento pubblicitario.
 
L'operazione è estremamente semplice: è sufficiente considerare 5 parametri:
  • Qual'è il valore dell'investimento?
  • Quanto è grande il pubblico al quale si rivolge il mezzo pubblicitario?
  • Che parte di questo pubblico può essere interessato al prodotto?
  • Qual'è la percentuale di interessati effettuerà realmente l'acquisto?
  • Qual'è il costo medio di un acquisto?

Inserendo i dati nelle caselle, in pochi secondi si potrà sapere quale sarà l'incasso derivato dall'operazione ed anche il ritorno percentuale dell'investimento.


Poiché il calcolo si basa su valutazioni ipotetiche, non da garanzie, ma sicuramente un'indicazione utile a valutare il... Ritorno dell'Investimento

Buon divertimento!!!

Organizzare il Passaparola

Non ci stancheremo mai di ripetere:
- la pubblicità è l’anima del commercio
- tutto è pubblicità
- il Passaparola è la miglior pubblicità

Non approviamo, invece, il vecchio “Basta che se ne parli!”

Con l’andar del tempo il consumatore/cliente si è evoluto ed ora ha bisogno di essere rassicurato. Proprio per questo è fondamentale incentivare il Passaparola. Questo, però, deve avere connotazioni positive.

Per vendere qualunque cosa, oggi, non basta dire di essere i migliori: si otterrà la preferenza del Cliente/Consumatore solo dopo che qualcun’altro ne avrà parlato bene.
image In questo contesto la pubblicità deve perdere il suo significato principe di "trasmettitore di messaggi” per offrire “spunti di conversazione”.
L’era dell’immagine, figlia della televisione e del bombardamento pubblicitario, si sta si trasformando in era della comunicazione allargata in cui tutto può essere buono o cattivo, da provare o da evitare e la differenza sta in poche parole dette dalla persona giusta al momento giusto.

L’unica possibilità sembra, quindi, quella di interagire con quella persona.
Secondo una teoria sociologica qualunque persona può essere collegata a qualunque altra con una catena di conoscenze che non supera i 5 intermediari (6 gradi di separazione). Nell’ambito ristretto del nostro operato, quindi, potrebbero bastarne 2 per diffondere il messaggio a tutti i consumatori/clienti.
Stabilito ciò, l’unico modo  per “pubblicizzare” il prodotto/servizio è fare in modo che le persone lo inseriscano nelle loro conversazioni; è questo lo scopo della pubblicità oggi.

Arrivati a questo punto, prende maggior significato anche il secondo punto espresso all’inizio del post: tutto è pubblicità.
Dato che è necessario indirizzare le conversazioni ma non è possibile prevedere il modo in cui le stesse si evolveranno, è fondamentale fornire il maggior quantitativo di stimoli possibile: logo, scritte, manifesti, giornali, radio, TV, Internet, sponsorizzazioni, eventi, manifestazioni, PR, fiere, installazioni: above the line e below the line, non bisogna escludere nulla a priori.

Il Budget?
Con un mix di intelligenza, oculatezza e fantasia si può ottenere uno straordinario ritorno d’immagine anche con cifre contenute… basta pensarci un pochino!

 

Dopo la pubblicazione del Post, l’amico Giuseppe D’Assié ci ha mandato 2 interessanti spunti/conferme, grazie:
-
Introduzione ad un libro di Gianluca Diegoli: [mini]marketing - 91 discutibili tesi per un marketing diverso
- Cluetrain Manifesto (un treno carico carico di chiavi, tracce, indizi, idee .....) del quale
qui si trova la traduzione

Come far digerire la Posta Elettronica Certificata?

L’acronimo è PEC: Posta Elettronica Certificata.
La posta elettronica, già da un po’ può avere valore legale…
La cosa interessa la pubblica amministrazione ed è stato proposto un bando per la selezione dell’operatore a cui affidarsi... e stanziati 100 milioni di Euro in 4 anni.

Siamo tutti contenti, ma perché scriverne?

Ci ha incuriosito che per iscriversi al bando per diventare fornitori della PEC per la Pubblica Amministrazione è necessario:
  -  aver realizzato servizi di gestione di scambio di dati informatici, di gestione di software e di assistenza ai clienti per almeno 5 milioni di euro nell’ultimo anno e 15 milioni nel quadriennio).
  -  una rete di sportelli in almeno l’80% dei Comuni con più di 10.000 abitanti, con orario di apertura al pubblico da Lunedì a Sabato.

image Se per il primo punto le aziende candidabili possono essere diverse, una rete di sportelli così capillare è questione ben più rara… ci viene in mente solo Poste Italiane.

Brunetta (Ministro per l’Innovazione) ha dichiarato che fornirà una casella di posta elettronica a tutti e, nel caso non si disponesse di un Computer, ci penserà lo Stato a fornirlo… elementi che mi fanno tornare all’argomento comunicazione/pubblicità.

Come faranno a pubblicizzare un servizio a pagamento ma,  quasi inutile, non aderente a Standard Internazionali e fornito da un solo operatore (quindi in regime di monopolio)?
Come faranno a far accettare la fornitura di PC a tutti coloro che il PC lo hanno già perché se lo sono pagato?

Una cosa strana… il sito del Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione (CNIPA) ha già , al suo interno, un elenco di fornitori autorizzati.
Chi dipana la matassa?

--- Da notare che il il sistema PEC, non utilizza un sistema standard (internazionale) ma un protocollo tutto italiano che non funziona per le comunicazioni con l’estero ---

Sponsorizzazione geniale

Il quadro:
- la società sportiva piccola e non iscritta a campionati, quindi senza pubblico.
- le spese sono tante e c’è un settore giovanile da far crescere.
La soluzione più ovvia è quella di trovare uno sponsor, ma il paese è piccolo e, come detto, il pubblico non c'è.

Ed ecco l’idea… il settore giovanile verrà sponsorizzato dal locale di Lap-dance del paese.

Ahhh! … Sacrilegio!!! … Poveri bambini, come potranno crescere con sani principi morali!!!
image  
I genitori insorgono verso l’amministrazione comunale ma, contemporaneamente, la notizia si sparge, si allunga, si insinua e come per magia la neonata società sportiva diventa famosa, crea curiosità e pubblico ed il locale si è fatto pubblicità gratuita in tutta la provincia ed oltre.

GENIALE.

A questo punto lo sponsor “scomodo” si può anche fare da parte e sono tutti felici: i ragazzi perché possono giocare, la società perché ha pubblico, i genitori perché hanno vinto, lo sponsor perché ha creato un passaparola positivo intorno al suo nome.

Aggiornamento: un servizio dettagliato è andato in onda oggi nel TG2 delle 18.30, nel TG3 Nazionale delle 19.00 e durante il TGR delle 19.30, con il Logo del locale in bella evidenza e descrizione dei servizi offerti: ristorante prima e lap-dance poi. Un articolo è stato scritto anche sul Corriere del Veneto e Tribuna di Treviso 4 volte (1, 2, 3 e 4). Il caso è stato ripreso anche da Repubblica, Il Messaggero, Tuttosport, Excite.it, OggiTreviso.it e Blitz. Voci non confermate lo danno anche sul TG1.

Che straordinario ritorno d'immagine.

GENIALE

Sparare a zero o prendere la mira?

Con la pratica ci siamo resi conto che il vocabolo “Pubblicità”, al di fuori di un contesto, è abbastanza insignificante.
Pubblicità è il manifesto od il volantino, ma lo è anche un articolo sul giornale, un’inserzione su Internet o la semplice proposizione del proprio marchio.

image Ora che viviamo in un periodo economico difficile, dove qualunque spesa/investimento deve essere valutato con estrema attenzione è importante porre particolare attenzione al modo in cui si fa Pubblicità: è meglio avere un articolo sul giornale o 20.000 volantini?

Soprattutto le piccole realtà non si pongono questa domanda, si dimenticano del target e non sono incuriosite dal calcolo del Ritorno dell’Investimento.

Ci si dovrebbe chiedere: meglio sparare a zero o prendere la mira?
Una domanda sulla carta stampata generalista o specializzata:
A parità di prezzo, meglio un giornale con 100.000 lettori generici o 10.000 specializzati?

Dal momento che state leggendo questo blog, già sapete qual’è la risposta giusta… il dramma è che molti, questa domanda nemmeno se la pongono.

Purtroppo la generalizzazione funziona solo se il proprio marchio ha una diffusione talmente ampia che farsi la domanda risulterebbe inutile perché il proprio budget permetterebbe di non dover proprio porsi la domanda.

La difficoltà, vista la notevole riduzione dei budget, sta nel trovare, a parità di investimento, il mezzo che, per il proprio prodotto, possa portare maggiori benefici in termini di ritorno economico e non di ritorno di visibilità

C’è limite alle stranezze?

Oggi ci siamo imbattuti in un volantino… promuove una festa.

es.1Fin qui nulla di strano, la cosa che ci lascia perplessi è che su 2 lati del volantino sono stati effettuati dei tagli.

Cercando di intuirne la motivazione, abbiamo intuito che, almeno una delle incisioni è stata dettata dalla necessità di “eliminare” dei numeri di telefono (altri 2 sono stati cancellati a penna).

Per il secondo taglio, non abbiamo trovato giustificazione.

Per completare l’opera i due numeri telefonici restanti sono stati colorati con un evidenziatore giallo.

2 tagli sul volantino + 2 numeri cancellati a penna + 2 passaggi di evidenziatore … non male per un solo volantino.

Ora…
- c’è la possibilità che chi ha dato l’ “OK, si stampi!” fosse altamente distratto
- c’è la possibilità che non sia stato richiesto “OK, si stampi!” al cliente
- c’è la possibilità che sia successo qualcosa che non conosciamo dopo la stampa
… in ogni caso l’investimento pubblicitario è importante e l’evento imminente, tanto da non aver tempo di ristampare il materiale, ma non era forse il caso di trovare una soluzione migliore al taglio del volantino?

(Ah, se a qualcuno venisse in mente il vecchio detto pubblicitario: “l’importante è che se ne parli!”… beh, noi non ci crediamo! – Leggi qui)

Se si rincorre l’offerta, cosa si raggiunge?

imageIeri abbiamo scritto riguardo la teoria di Chris Anderson secondo cui regalare servizi e prodotti porterebbe ad un nuovo e proficuo modello di Business.
Poiché siamo certi che per ogni questione esistano almeno 2 versioni, oggi parleremo di un altro libro, che tratta l’altro lato della stessa medaglia. (Ispirati da questo post)

Ellen Ruppel Shell, ha scritto un saggio "Cheap. The high cost of a discount culture" in cui analizza le conseguenze del poter avere tutto low-cost.

Grazie alla crisi, chi effettua vendite a basso costo fa più affari (vedi Ikea), ma in questi posti la forza lavoro viene pagata poco e ciò innescherebbe una spirale con stipendi leggeri e perdita di sicurezza del lavoro: elementi che contribuiscono all’aumentare della schiera di coloro che si rivolgono al mercato low-cost. Una spirale, appunto.

Estremizzando, l’autrice, sostiene che effettuare acquisti low-cost renderebbe gli acquirenti complici delle politiche di sfruttamento dei paesi in via di sviluppo dove il lavoro ha costi bassissimi e i diritti dei lavoratori un’importanza anche minore.

Qual’è il prezzo che le strategie di Marketing che puntano al ribasso del costo faranno pagare alla società?

Una ricerca da noi effettuata evidenzia come, sempre più spesso, i consumatori effettuino acquisti spinti non dal reale bisogno del bene, ma perché attratti dall’offerta legata al bene.
La ricerca dell’ “affare” è lo stimolo che , ed a volte senza ritegno, i “maghi del marketing” sfruttano per piazzare i loro prodotti.

Il fatto è che il consumatore può essere aggirato solo un numero limitato di volte, dopo le quali acquisisce un senso critico sufficiente a metterlo al riparo da raggiri… Meglio pensarci!

Regalare fa sempre più Business

Un post trovato su VisionPost ci da l’ispirazione per trattare di una nuova strategia di Marketing: offrire gratuità.
A ben pensare l’idea di regalare la merce o parte del prodotto, non è poi così innovativa: l’omaggio fidelizza il cliente e lo sconto crea una sensazione positiva che si lega alla figura del commerciante.

imageDi fatto le cose stanno cambiando: la gratuità si sta trasformando da mezzo di fidelizzazione a strategia di vendita.

L’offerta gratuita di beni e servizi è stata teorizzata da Chris Anderson, direttore del mensile Wired USA, in un libro destinato a far parlare di se (noi lo stiamo già facendo): Free. The future of a radical price.
Il libro è ricco di esempi di aziende che prosperano regalando i propri prodotti o servizi: Google, fa utile con Adwords e regala Gmail; Wikipedia regala le proprie conoscenze enciclopediche (che non le sono costate nulla) ed incassa con le donazioni; musicisti Brasiliani regalano i CD lungo le strade per ottenere più gente ai concerti a pagamento.

L’idea alla base è quella di regalare qualcosa per ottenere l’incasso da qualcos’altro.

Questo modello di Business, può funzionare nel non virtuale?

La tendenza evidenziata da Anderson è questa: “Prima o poi ogni azienda dovrà capire come ricorrere alla gratuità o dovrà competerci”.
E’ necessario quindi, cominciare a pensare ad un modello di Business che preveda la gratuità, per essere preparati nel momento in cui, dalla California, questa tendenza arriverà da noi.

Nota:
- Il libro è in leggibile gratuitamente on-line su Scribd (qui) ma ci sono delle limitazioni geografiche.
- Il libro si può acquistare su Amazon a 26,99$
Non male per chi professa la gratuità come modello di Business

Marketing nel mattone

L’impresario edile, viene da molti definito “avido cementificatore”.
Potrà anche essere, ma a noi interessa il lato pubblicitario delle cose e ci piace molto come un’impresa edile vittoriese, utilizzi canali non convenzionali per promuovere i suoi prodotti (residenze ed investimenti immobiliari).

image L’ultima trovata, secondo noi, è geniale.
Il titolo che hanno voluto dare all’iniziativa non ha nulla di straordinario e si presta ad interpretazioni ma, il marketing, sta tra le righe.

E’ il Direttore Generale a spiegare l’iniziativa: “Se un qualsiasi aderente di associazioni sportive Vittoriesi […] decide di acquistare un abitazione presso di noi, la società sportiva di cui è membro beneficerà di un sostanzioso contributo.”

Avete letto tra le righe?
Perché comprare da Tizio se investendo con Sempronio la propria società sportiva avrà benefici economici

Torneo di Calcetto Femminile

Futbol_09_FB Il week-end del 1 e 2 Agosto vedrà il ritorno dell'annuale torneo di calcetto femminile al Futbol Latino di Anzano.

Arrivato alla 5ª edizione vedrà schierate 8 squadre amatoriali suddivise inizialmente in 2 gironi. Le agguerrite giocatrici si affronteranno poi nella fase semifinale e finale ad eliminazione diretta.
12 sono gli sponsor dell'evento, alcuni dei quali partecipano anche materialmente all'organizzazione fornendo i premi o parte del cibo che verrà consumato nella 2 giorni (la proposta di quest'anno sono panini con il Pastìn).
Il calcetto femminile amatoriale è un'attività che, negli ultimi anni, ha visto fiorire decine di formazioni che possono esprimere le capacità apprese durante gli allenamenti nei molti tornei fioriti proprio per dare spazio alle rappresentative del gentil sesso.
Mentre i maschietti, infatti, praticano il calcetto a scopo meramente ludico, le donne affrontano l'impegno sportivo con finalità agonistiche, ecco quindi spiegato l'interesse crescente intorno al movimento, sia di atlete che di organizzazioni sportive.
Buon divertimento e che vincano le migliori.